"Era solo un sogno...ma non era un sogno!", esclameranno Sutzuki e Mei, scoprendo, appena sveglie, che della sequoia cresciuta di notte grazie a Totoro erano rimasti solo i tanto desiderati germogli.
E' come se Hayao Miyazaki voglia dirci: "esiste ciò che si vuole vedere".
"Era solo un sogno...ma non era un sogno!"
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Virtute e canoscenza

Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
(Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI, 119 – 120)
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L'inerzia dei giusti.

"Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare." (Albert Einstein)
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IL BLOG E' UN TRENO

"Il blog è come un treno.
Un treno senza una destinazione finale e che nessuno sa bene da dove sia partito.
Alle stazioni c'è chi sale e chi scende.
In viaggio, tra una fermata e l'altra si parla. Del più e del meno.
E' un treno dove sali senza biglietto.
Ma dove c'è la prima classe, la seconda classe e la terza classe.
C'è anche un macchinista. Ma come nei treni reali nessuno lo vede, nessuno ci parla.
Ogni tanto un annuncio dall'interfono.
Ogni tanto qualche passeggero si dimentica di quello che è e si mette a controllare i biglietti.
Si dimentica pure che su questo treno nessuno ha il biglietto. Perchè è gratuito.
Ma lui controlla lo stesso.
Solo per sentirsi più importante.
C'è pure chi non scende mai dal treno, pur intuendo che una destinazione vera non ce l'ha.
Ma rimane lo stesso. Perchè alle stazioni sale e scende tanta gente interessante.
E non c'è di meglio da fare, di meglio dove andare. E poi in fondo le stazioni sono tutte uguali.
Che motivo c'è di scendere?
E poi parla con uno e parla con l'altro, magari ti scopri diverso, cambiato, pure informato…. Ti sembra di essere quasi..migliore.
E allora resti su.
E, intanto, passano le stazioni, tanti sono scesi alla loro fermata. Alcuni sono saliti. Ma la gente che sale ti sembra sempre meno interessante. Quelli cha salivano una volta sì, che erano dei passeggeri interessanti!
E allora cominci a dire ...alla prossima scendo.
E poi ancora, alla prossima scendo.
Ma… che scendo a fare?
Vediamo piuttosto dove porta sto treno.
Vediamo qual'è la sua destinazione finale.
Come faccio a parlare con il macchinista? Lui si potrebbe sapere dove sta andando il treno.
Ma non si può. Le carrozze non comunicano con la motrice.
E quell’interfono che annuncia solo la prossima stazione. Mai un capolinea. Oppure un marcia indietro. Non può.
Sempre sulle sue rotaie."
Dalle Ferrovie del Blog
Buon Viaggio.
Un Passeggero
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Che cos'è il sacro?

Massenzio: Sono professore ordinario di Storia delle Religioni, all'Università di Roma Tor Vergata. Oggi sono venuto qui per parlarvi di un argomento importante, di cui si sa molto, che è sempre stimolante, che è il sacro. Ne parleremo insieme, in forma dialogica, e cercherò di rispondere a tutte le vostre domande, nei limiti del possibile.
INTRODUZIONE: "Ogni cosa sacra deve essere al suo posto", ne parla con molta profondità un pensatore indigeno. Si potrebbe arrivare a dire che proprio questo la rende sacra, poiché se la sopprimesse, sia pure con il pensiero, tutto l'ordine dell'universo, crollerebbe. Essa contribuisce dunque a mantenerlo, occupando il posto che le spetta. In questi termini l'antropologo Claude Lévi-Strauss definisce il sacro: "E' sacro ciò che attiene all'ordine dei mondi, ciò che garantisce questo ordine. Ma il sacro concerne anche l'uomo e non solo il cosmo fisico. Il sacro è in tal senso un valore una produzione culturale". E' ciò che ha sottolineato con particolare forza l'antropologo Ernesto De Martino, che ha indagato la sfera del sacro a partire dalla esperienza di rischio e di angoscia dell'esistenza. Il dominio del sacro in tal senso è l'insieme dei valori, delle pratiche e delle convinzioni che l'uomo utilizza per conferire senso e valore all'esperienza. Il sacro è dunque ciò che garantisce un ordine: l'ordine del mondo e l'ordine dell'uomo. Sacro è ciò che difende dal rischio del caos, dall'angoscia del nulla e perpetua un ordine antico e inviolabile.
STUDENTE: Il concetto di sacro deve rimanere assoluto oppure può cambiare a seconda dei diversi contesti, storico-politici, in cui viene a trovarsi?
Massenzio: Il sacro è un prodotto culturale, e quindi, se è un prodotto culturale, varia da contesto a contesto. Ogni civiltà ha la sua idea di sacro, ha le sue cose sacre, per dirla con Lévi-Strauss. Quindi, noi abbiamo una categoria concettuale, che ci permette di avere una visione unitaria del sacro, ma in realtà esistono tanti prodotti sacri quante sono le culture. Ogni cultura cambia, ogni cultura ha una storia e quindi con il variare della storia, con il divenire storico muta anche la nozione di sacro all'interno di ogni cultura. Quindi il sacro è una variabile storica.
STUDENTE: C'è una differenza fra sacro e santo?
La differenza si potrebbe dire in questi termini: che sacro è qualcosa di più generale, santo è una particolare modalità del sacro, però sempre, sia sacro che santo, ci portano verso qualcosa che è oltre il piano umano normale. Il sacro non è mai qualcosa che coincide con la normalità. Sacro evoca sempre l'idea della straordinarietà, di ciò che è oltre il quotidiano, ciò che è oltre il normale. Lo spazio sacro è lo spazio dove non si può andare normalmente. Il tempo sacro è un tempo fuori dell'ordine normale. Santo e sacro quindi sono sempre due concetti che alludono allo straordinario, a ciò che non è comune, a ciò che non è di tutti i giorni, a ciò che non è quotidiano. Sacro però ha un'accezione più ampia, santo è una particolare modalità di espressione del sacro.
STUDENTESSA: Volevo sapere se la ricerca del sacro da parte dell'uomo si può considerare in un certo senso mediata dall'istituzionalizzazione stessa del sacro, come, ad esempio, è avvenuto per il Cristianesimo con la Chiesa.
Ma non sempre. Si può impostare in questi termini una riflessione sul sacro. Partiamo proprio da quello che diceva Lévi-Strauss: "Le cose sacre devono stare al loro posto e ciò che le rende sacre è il fatto che stiano al loro posto". Quindi non c'è un sacro innato. Sacro è quel qualcosa che fa sì che l'ordine dell'universo possa essere garantito. Perché è importante questo tipo di riflessione? Perché si inquadra in un discorso più ampio. Ed è la contrapposizione cultura/ natura. L'uomo appartiene alla natura, ma si distacca dalla natura per creare cultura. Ecco, e quando crea cultura crea ordine. E, per significare il distacco dalla natura e la creazione di un ordine, appunto crea cose sacre, che stanno a dire:" Io mi sono staccato dal piano puramente animale e ho creato qualcosa di più, ho creato dei valori". In natura non esistono valori. Allora questi valori li faccio diventare sacri, cioè li pongo al riparo da ogni possibilità di cambiamento, perché senza quei valori l'ordine culturale non ha senso. Pensate al sacro come a un qualcosa che può essere immaginato come un deposito di valori, che danno senso alla esistenza collettiva.
STUDENTE: Il fatto che le religioni siano sempre storicizzate e quindi abbiano molto a che fare con la storia, la cultura e anche l' esigenza di un popolo, questo non è in un certo senso in contrasto con l'idea, con idea di ricerca interiore che dovrebbe essere nel concetto stesso di sacro?
Perché lei pensa che il concetto di sacro sia sempre legato all'idea di ricerca interiore? Certo, è anche ricerca interiore, perché quel passaggio dalla natura alla cultura, di cui parlavo prima, è un passaggio che certamente riguarda un'intera società, un'intera collettività, che sempre deve difendere il fatto che sta dalla parte della cultura e non dalla parte della natura, ma riguarda certamente anche il singolo individuo, che si deve porre con le sue scelte dalla parte della cultura e non dalla parte della natura. E in questo senso ogni individuo deve fare una ricerca interiore, ecco, ma non è soltanto ricerca interiore. E' anche ricerca interiore. Il sacro ha una dimensione collettiva, cioè che concerne il sistema di valori, che è alla base della esistenza di una qualsiasi civiltà. Però, siccome la società è formata da individui, anche i singoli individui devono partecipare di questa medesima tensione verso la cultura.
STUDENTE: Il problema è che spesso, si rischia, come per esempio con le grandi religioni, che sono in un certo senso una convenzione, per cui vengono tramandate di padre in figlio e spesso la religione non è una scelta consapevole ma semplicemente qualcosa che si accetta, allora in questo ambito non c'è una vera e propria ricerca interiore.
Ma i valori si trasmettono. Noi viviamo di tanti valori che ci sono stati trasmessi dal passato. E pensi al nostro Umanesimo, che è il frutto dei valori che sono stati trasmessi dall'antichità classica. Però questi valori non ci sono trasmessi in maniera passiva e tali da essere accettati passivamente. Noi scegliamo ogni volta di seguire dei valori che sono conformi al tipo di storia in cui siamo inseriti. Quindi tutti i valori che ci sono trasmessi, non per questo sono accettati. Tra tutti i valori trasmessi noi scegliamo quelli che si conformano al nostro modo di intendere la vita che viviamo nel presente. Quindi c'è sempre una dialettica di trasmissione e di accettazione però. Mai una trasmissione di valori, svincolata dal momento attivo della scelta, di convalida di quei valori. E quindi anche in questo c'è ricerca interiore, perché io, persona, scelgo di seguire un determinato valore trasmesso, nella misura in cui io decido, riflettendo su me stesso, che è un valore positivo. Da chi viene adesso la domanda?
STUDENTESSA: Il sesso può essere considerato sia sacro che profano, nel senso, cioè, diciamo l'accezione di sacro, ad esempio nella nostra cultura, gliel'ha data la chiesa, considerandolo soltanto, così, profano in fondo - no, dico: il senso di profano, volevo dire - però, ad esempio, in altre culture magari è considerato sacro. Non so, volevo chiedere: cosa ne pensa Lei?
E' una bella domanda questa, che mi fa venire in mente ancora una volta Lévi-Strauss. Abbiamo detto il contrasto tra natura e cultura. L'uomo è un animale, però non si accontenta di essere animale, sporge oltre l'umanità. E che significa sporgere oltre l'umanità? Come fa a sporgere? Si dà delle regole. Anche per Lévi-Strauss la prima regola che l'uomo si dà è proprio nel campo della sessualità. E' il tabù dell'incesto, che appunto ci rimanda alla sfera del sacro. Che cos'è il tabù dell'incesto. E' quella norma, sacra, intangibile, che vieta matrimoni e rapporti sessuali tra consanguinei. Quindi, se c'è questa regola, la sessualità è culturalmente disciplinata. Se questa regola non c'è, appunto la sessualità non è disciplinata, è bestiale, è animale, è naturale. Quindi proprio nel campo della sessualità, c'è la formazione di una regola sacra, il tabù dell'incesto, che è sacra anche per noi. Il più grande peccato della nostra cultura è andare contro questa regola. E questa regola garantisce però il fatto che l'uomo appartiene al piano della cultura, quindi è quella famosa cosa sacra, che non può essere assolutamente cancellata, neppure col pensiero.
STUDENTESSA: Lei parte dal presupposto che c'è quindi un sacro che è appunto natura, ordine, e quindi poi una specificazione di questo sacro, che è, diciamo nella cultura, nelle varie culture, da quanto mi sembra di aver capito.
No il sacro non è nella natura, il sacro è cultura.
STUDENTESSA: No, è l'ordine. Lei parte dal distacco da questa natura, da quest'ordine. L'uomo si può rendere conto di questa origine del sacro o no?
Ma per quanto riguarda l'origine ho fatto appunto adesso un tipo di indagine: come si può arrivare all'origine del sacro parlando appunto del distacco natura-cultura, della regola che fissa questo, questo superamento della natura da parte della cultura, e ho parlato di una legge sacra, che è il tabù dell'incesto. Ora certamente questo è un piano. In effetti nelle singole culture ci sono le manifestazioni, come lei giustamente diceva, oggettive del sacro. Quali sono queste manifestazioni? Vogliamo cominciare un po' a vederle? Per esempio i miti ci riportano al sacro, perché ci riportano a un tempo straordinario in cui la vita del cosmo e dell'uomo ha avuto inizio, in cui i valori si sono formati. Se vogliamo pensare al sacro e alle sue manifestazioni oggettive dobbiamo pensare ai riti, dobbiamo pensare a un'altra cosa importantissima, ai simboli. E dobbiamo pensare ancora ai miti, ai riti e ai simboli come a qualcosa che esprime, nel suo insieme, quel famoso sistema di valori collettivi, che è alla base della esistenza delle varie comunità.
STUDENTESSA: Il mio problema era proprio questo. Lei quindi ha detto mito, rito e simbolo. Quindi, dietro a un mito, a un rito e a un simbolo c'è sempre una verità, dietro a questi, e questo significato profondo è un significato profondo comune a tutti, a tutte le manifestazioni del sacro, e come tale può essere conosciuto dall'uomo, oppure si differenzia proprio alla base in tutte le religioni e in tutte le manifestazioni?
Ecco, questo ci riporta alla bella domanda che mi è stata fatta per primo da Andrea, che mi chiedeva appunto se il sacro è un prodotto storico o no. Io ho detto: il sacro è un prodotto storico. Allora, ogni civiltà ha la propria dimensione del sacro, perché ogni civiltà ha i propri valori, che sono valori solo per quella, per quella civiltà. Quindi c'è un piano generale, nel senso che ogni civiltà umana ha bisogno di valori. Questo è il piano universale, però i valori concreti, variano poi da cultura a cultura e variano anche nella storia di ogni cultura, per cui ciò che era sacro mille anni fa nella mia cultura non lo è oggi e viceversa.
STUDENTESSA: Volevo sapere se il sacro e il progresso procedono insieme o se il progresso può annullare, in un certo senso, il sacro per l'uomo.
E' sempre una domanda bella, è sempre una variazione sul tema della prima domanda. Il sacro è un prodotto storico e quindi il sacro non è contro il progresso. Il sacro è qualcosa che accompagna il progresso, perché progredire significa creare nuovi valori e quindi aver bisogno di nuove cose sacre, che devono stare al loro posto. Quindi non dovete immaginare il sacro come qualcosa che è sempre uguale a se stesso e quindi mobile e come tale è contrario al progresso. Dovete immaginare il sacro come un prodotto storico, che dà certezza, perché presenta quei valori come valori solidi, che ci stanno, che sono assicurati. E quindi il divenire è anche divenire di valori, il divenire è anche nascita di nuovi valori, E questi nuovi valori devono essere sanciti, devono essere considerati validi per tutti e quindi resi sacri in questo senso.
STUDENTE: Io volevo chiedere se è possibile per un uomo vivere bene senza avere qualcosa di sacro o comunque qualcosa in cui credere.
E'' impossibile, a mio avvio, vivere culturalmente senza avere dei valori, socialmente condivisi, che danno senso all'esistere. L'esistere di per sé non ha senso. L'esistere acquista senso in rapporto ai valori che vengono conferiti all'esistere. Ora questi valori, quando sono fissati in miti, in riti, in simboli di carattere religioso, appunto appartengono alla sfera del sacro, che, in questo modo, dà ai valori la possibilità non solo di durare, ma appunto di costituire un linguaggio valido per tutti. Il sacro è una dimensione collettiva. E quindi valori resi sacri non solo acquistano qualcosa che li mette al riparo dal potersi dileguare all'improvviso, ma diventano, in quanto sacri, un valore per tutti. E' la dimensione, collettiva, sociale del sacro, che è fondamentalmente importante. Comunque alla sua domanda: "Si può vivere senza valori?", rispondo in maniera categorica: "No".
STUDENTE: Ma se il sacro è nato anche come un'esigenza dell'uomo, per rispondere all'ignoto, per cui è nato proprio come, come per dare sicurezza all'uomo, oggi, che la scienza dà sempre nuove risposte, che funzione può avere in questo senso, il sacro?
Ci sono due livelli. La scienza certamente aiuta a vivere, è un contributo assolutamente imprescindibile nella nostra cultura, m c'è un piano che non è della scienza, che è quello appunto al quale accennava De Martino: la presenza umana nel mondo, la possibilità di vivere secondo valori collettivi, la possibilità di assumere il prossimo come un altro con il quale mettersi in rapporto e con il quale, con il quale dialogare in modo costruttivo. Tutto questo non ha a che fare con il piano della scienza, sono due dimensioni diverse. E' utile, insopprimibile il piano della scienza, ma è utile, insopprimibile il piano dei valori, attraverso i quali l'altro da me diventa un valore appunto fondamentale al quale rapportarmi.
STUDENTE: Quanto i valori collettivi hanno poi soddisfatto il bisogno dell'uomo verso il sacro, cioè l'esigenza dell'uomo nella ricerca di un sacro, quando l'uomo si è trovato davanti una collettività, che però ha sbagliato, proprio in risposta a un sacro. Faccio un esempio: i campi di sterminio.. Così, volevo chiedere questo.
Anche questa è una domanda di grandissimo respiro e sono molto contento del fatto che questo tema susciti in voi argomenti così complessi. Certo c'è una dimensione tutta interiore del sacro, per cui appunto più che verso valori collettivi il sacro rientra verso una ricerca all'interno di se stessi. E questa è la via mistica al sacro. Ora la sua domanda mi stimola ad ampliare un po' la mia, la mia parte introduttiva, chiamiamola così. C' è un sacro fatto di valori collettivi, che appunto fanno sì che una civiltà abbia certi pilastri sui quali essere edificata, poi c'è un'altra dimensione del sacro, che è la dimensione mistica, che non è tanto intesa quindi verso valori collettivi, ma verso valori appunto individuali, verso i valori che in qualche misura staccano l'individuo dalla collettività, perché il mistico non tende tanto al colloquio uomo-uomo, ma tende soprattutto al colloquio uomo e mondo, mondo sovrumano. Il mistico non riconosce valore al mondo, proprio perché nel mondo vede orrori, tipo il campo di sterminio, e allora vuole fuggire da un mondo che produce quello. E allora si stacca e vuole una salvezza dal mondo. Il sacro è sia sistema di valori, che ti fa esistere nel mondo, ma anche salvezza dal mondo, quando il mondo non ha niente di positivo, quando il mondo appunto è capace di produrre realtà assolutamente nefande, come quelle dei campi di sterminio. Allora si fugge dal mondo. Allora sacro significa via mistica, verso la salvezza dal mondo, e non più via che porta a vivere nel mondo. E quindi il sacro è anche via mistica, oltre che linguaggio collettivo. E' molo bello che lei mi abbia ricordato questo, questo elemento.
STUDENTE: Vorrei sapere quali sono le cose sacre nel vivere quotidiano di oggi..
Le cose sacre, che non devono, che non devono mai essere appunto cambiate di posto, le cose sacre inamovibili appunto alla Lévi-Strauss, beh, per certi versi, sono ancora I Dieci Comandamenti, appunto che danno senso, che sono i famosi valori. Quando parlavo dei sistemi di valori appunto si può fare un riferimento a I Dieci Comandamenti. I primi tre riguardano il rapporto uomo e sfera sovrumana, sfera divina, gli altri sette riguardano come disciplinare i rapporti all'interno appunto del solo piano umano: non uccidere, eccetera, eccetera, non rubare. Questi sono appunto valori, cose sacre per noi.
Noi diciamo che la Costituzione è sacra, è inviolabile. Perché è sacra e inviolabile? Perché è a fondamento appunto del nostro vivere civile, oggi, appunto, in questo particolare momento della nostra storia. Infatti sacro non necessariamente si lega alla dimensione religiosa.
Si lega anche, anzi per di più, alla dimensione religiosa, ma esistono dei valori sacri - appunto la Costituzione per noi è sacra -, e quindi il sacro si può coniugare anche alla dimensione civile, appunto, puramente civile del vivere.
STUDENTE: In che senso la musica può essere considerata uno strumento per arrivare al sacro?
Ecco un linguaggio per mediare il sacro, proprio perché, nella nostra scala di valori, noi abbiamo tante forme di linguaggio. Il linguaggio appunto dei gesti, il linguaggio delle parole, però, per convenzione, perché i valori sono frutto di convenzioni sociali, di patti, attribuiamo alla musica il valore più alto nella nostra scala di valori, e quindi la comunicazione alta che ci porta a poter mediare una realtà, che per noi è alta, come la realtà appunto sacra, come la realtà ultraterrena, ultramondana. Non è un caso che nei nostri spazi sacri, che sono queste splendide chiese appunto - Roma offre capolavori assoluti di chiese -, appunto ci sia sempre l'organo, l'organo che allude proprio al fatto che il sacro non è lì, separato e basta. Certo che il sacro è separato e deve essere rispettato, ma il sacro è anche passibile di contatto. C'è un modo per mettersi in contatto con il sacro. E non è un caso che l'organo è parte costitutiva della chiesa, proprio sta ad indicare il linguaggio per mediare l'ordine sacro, passa attraverso questo strumento eccezionale di comunicazione, che è la musica.
STUDENTESSA: Abbiamo visto che il sacro è cultura. Ma, per esempio sappiamo, per esempio, che in altre culture il sacro si lega molto profondamente al concetto, alla natura, infatti c'è un rispetto inviolabile e sacrale per la natura. Allora, quando avviene un incontro tra la nostra sacralità e magari una sacralità che può essere quella degli indigni d'America o degli indios del Centro America, Lei pensa che ci possa essere un rapporto dialogico, quindi un incontro o deve essere uno scontro, che porterà poi a un predominio e a una sudditanza di uno dei due concetti di sacro?
Anche questa è una domanda splendida. Veramente senza retorica: complimenti a tutti. E' stato uno scontro, è stato un terribile scontro. L'Occidente, quando si è rapportato all'altro, è stato sempre mosso da intenti di sopraffazione. Basti ripensare ai secoli di colonizzazione, con tutto quello che ha comportato: schiavitù,. Sono pagine, così, ancora grondanti di orrore, che è inutile appunto soffermarsi molto. Basta il termine "colonialismo" per evocare tutto un percorso all'insegna della sopraffazione dell'altro. Oggi, soltanto oggi, è nato ed è appunto un modo per considerarci autori di un cultura diversa, soltanto oggi c'è una nuova sensibilità per l'altro. E' il tentativo di porci su un piano dialogico, un piano che è molto difficile, proprio perché i nostri valori non coincidono con i valori degli altri. E allora trovare la possibilità di essere noi stessi e rispettare contemporaneamente gli altri, è possibile, certo che è possibile, ma richiede una tensione etica e culturale enorme, veramente enorme.
STUDENTESSA: Io ho notato che nella, ovviamente, nella sacralità occidentale c'è molto di meno questo contatto con la natura. Quindi forse anche è un qualche cosa di più antico, questo legame con la natura, che viene da questi paesi, quindi non è, non si dovrebbe trasformare, anche in un rispetto per l'ambiente stesso, che diventa per loro sacro? Perché, ovviamente, una distruzione, secondo i nostri canoni, che magari non può essere così grave, di certi ambienti, di certe piante, di certi animali, può essere una violazione per il loro sacro.
Certo che lo è. Non lo solo lo è, può essere anche per noi uno stimolo per ripensare al modo in cui abbiamo stabilito il rapporto con il nostro ambiente, che è un rapporto basato su regole certamente da cambiare. Ecco le regole, che disciplinano il rapporto dell'uomo occidentale con l'ambiente, non sono sacre, nel senso che sono da cambiare, sono regole tutt'altro, tutt'altro che inviolabili.
Vorrei fare solo una precisazione. Quando io parlavo di distacco natura-cultura, io intendevo il passaggio da una dimensione puramente animale dell'uomo a una dimensione di superamento dell'animalità, quindi di natura in senso molto, molto traslato, non nel senso in cui oggi si parla di rispetto della natura. Ecco, quando io faccio diventare la natura un valore, allora il farla diventare un valore la porta sul piano della cultura. Ed è quello che noi dobbiamo fare.
Noi oggi possiamo edificare un nuova cultura, nella misura in cui trasformiamo completamente il rapporto uomo-ambiente, che, così com'è, non può più andare avanti.
Biografia di Marcello Massenzio
Trasmissioni sul tema "L'uomo e il sacro":
Sacralità e ritualità di Alessandro Dal Lago
Il sacro e la morte di Salvatore Natoli
La superstizione di Alberto Mario Cirese
Il sacro e la politica di Justo Lacunza Balda
Il sacro di Marcello Massenzio
Trasmissioni dello stesso autore:
Ha ancora senso il mito?
La scelta religiosa
Il sacro
L'uomo e la terra
FONTE: http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=227
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Poesia: "Prima vennero..."

Prima vennero per i comunisti ed io non protestai
perché non ero comunista.
Poi vennero per i socialdemocratici ed io non protestai
perché non ero un socialdemocratico.
Poi vennero per i sindacalisti ed io non protestai
perché non ero un sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei ed io non protestai
perché non ero un ebreo.
Poi venenro per me
e non era rimasto più nessuno per protestare.
(Martin Niemoller)
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Chiesa & Omosessualità
In questa pagina è contenuta una sarcastica lettera sulle parole della Bibbia e la realtà della vita vissuta. La dottoressa Laura Schlesinger é una famosa giornalista della radio americana; nella sua trasmissione dispensa consigli alle persone che telefonano.
Qualche tempo fa, Laura ha affermato che l'Omosessualità, secondo la Bibbia (Lev.18:22) é un abominio, e non può essere tollerata in alcun caso.
La seguente é una lettera spedita alla dott.ssa Laura Schlesinger:
"Cara Dottoressa Schlesinger,
le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore.
Ho imparato davvero molto dal suo programma, ed ho cercato di dividere tale conoscenza con più persone possibile.
Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò é un abominio.
Fine della discussione.
Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.
- Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce (Esodo 21:7).
Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
- Quando sull'altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lev.1.9).
Il problema é con i miei vicini: loro, i blasfemi, sostengono che l'odore non é piacevole.
Devo forse percuoterli?
- So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Lev.15: 19-24.).
Il problema é come faccio a chiederle questa cosa? Molte donne s'offendono.
- Il Levitico ai versi 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere.
Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi.
Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
- Un mio vicino insiste per lavorare di Sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
- Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei é considerato un abominio
(Lev. 11:10), lo sia meno dell'omosessualità. Non sono affatto d'accordo.
Può illuminarci sulla questione?
- Sempre il Levitico ai versi 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all'altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso gli occhiali per leggere...
La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c'é qualche scappatoia alla questione?
- Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo é espressamente vietato dalla Bibbia (Lev 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
- Ancora nel Levitico (11:6-8) viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri.
Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
- Mio zio possiede una fattoria. E' andato contro Lev. 19:19, poich? ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. E' proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Lev 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?
So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondere a queste semplici domande. Nell'occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio é eterna ed immutabile.
Sempre suo.
Un ammiratore devoto."
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Toscana, ''.... era il 30 novembre 1786''
L'abolizione della pena di morte

Trascrizione del Proemio e dell’articolo LI
(Abolizione della pena di morte)
della Legge di riforma criminale del 30 novembre 1786, n. LIX.
Pietro Leopoldo, per grazia di Dio, principe reale d'Ungheria e di Boemia, arciduca d'Austria, granduca di Toscana
Con la più grande soddisfazione dei Nostro paterno cuore Abbiamo finalmente riconosciuto che la mitigazione delle pene congiunta con la più esatta vigilanza per prevenire le reazioni, e mediante la celere spedizione dei Processi, e la prontezza e sicurezza della pena dei veri Delinquenti, invece di accrescere il numero del Delitti ha considerabilmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi gli atroci, e quindi Siamo venuti nella determinazione di non più lungamente differire la riforma della Legislazione Criminale, con la quale abolita per massima costante la pena di Morte, come non necessaria per il fine propostosi dalla Società nella punizione dei Rei, eliminato affatto I"uso della Tortura, la Confiscazione dei beni dei Delinquenti, come tendente per la massima parte al danno delle loro innocenti famiglie che non hanno complicità nel delitto e sbandita dalla Legislazione la moltiplicazione dei delitti impropriamente detti di Lesa Maestà con raffinamento di crudeltà inventati in tempi perversi, e fissando le pene proporzionate ai Delitti, ma inevitabili nei rispettivi casi, ci Siamo determinati a ordinare con la pienezza della Nostra Suprema Autorità quanto appresso.( ... )
LI. Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di Morte per Delitti anco non gravi, ed avendo considerato che l'oggetto della Pena deve essere la soddísfazíone al privato ed al pubblico danno, la correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato, della di cui emenda non può mai disperdersi la sicurezza nei Rei dei più gravi ed atroci Delitti che non restino in libertà di commetterne altri, e finalmente il Pubblico esempio, che il Governo nella punizione dei Delitti, e nel servire agli oggetti, ai quali questa unicamente è diretta, è tenuto sempre a valersi dei mezzi più efficaci coi minor male possibile al Reo; che tale efficacia e moderazione insieme si ottiene più che con la Pena di Morte, con la Pena dei Lavori Pubblici, i quali servono di un esempio continuato, e non di un momentaneo terrore, che spesso degenera in compassione, e tolgono la possibilità di commettere nuovi Delitti, e non la possibile speranza di veder tornare alla Società un Cittadino utile e corretto; avendo altresì considerato che una ben diversa Legislazíone potesse più convenire alla maggíor dolcezza e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano, Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo, sia presente, sia contumace, ed ancorché confesso, e convinto di qualsivoglia Delitto dichiarato Capitale dalle Leggi fin qui promulgate, le quali tutte Vogliamo in questa parte cessate ed abolite.( ... )
Tale è la Nostra volontà, alla quale Comandiamo che sia data piena Esecuzione in tutto il nostro Gran Ducato, non ostante qualunque legge, Statuto, Ordine, o Consuetudine in contrario.
Dato in Pisa li 30 Novembre 1786.
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Odi et amo
Odi et amo (lett. "odio e amo") è il nome ed inizio del carme 85 del poeta latino Catullo. Forse è l'epigramma più noto di tutto il suo Liber, che per la sua brevità (un solo distico elegiaco) merita di essere riportato integralmente.
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Odio e amo. Perché io faccia questo, forse domandi.
Non lo so. Ma sento che accade e mi tormento.
Il contrasto di sentimenti che l'amore provoca è uno dei topoi più comuni nella letteratura mondiale di ogni tempo. Il motivo inoltre non è originale. Già Anacreonte aveva detto:
Ὲρέω τε δηὖτε κοὐκ ἐρέω,
καὶ μαίνομαι κοὐ μαίνομαι.
Amo e non amo,
sono pazzo e non sono pazzo. (fr. 46 Gentili)
Ma in Catullo c'è qualcosa di più. C'è la consapevolezza della difficoltà, come nel poeta greco, certo. Ma il dramma si acuisce con la triste constatazione che tale difficoltà nasce indipendentemente dalla volontà umana. Al Poeta non resta altro che prendere atto della situazione e soffrirne terribilmente (il verbo excrucior, che letteralmente, significa "vengo messo in croce", rimanda con la sua pronuncia all'idea del dolore lacerante.
Fonte: Wikipedia.
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"Lo Stato proibisce all’individuo di commettere iniquità non perché desideri abolirle ma perché vuole averne il monopolio".
Sigmund Freud: “In realtà i nostri concittadini non sono sprofondati così in basso come temiamo perché non erano mai saliti così in alto come credevamo… Questa guerra rappresenta per il cittadino di qualunque nazione l’occasione per capire ciò che in tempo di pace potrebbe capire solo per caso: cioè che lo stato proibisce all’individuo di commettere iniquità non perché desideri abolirle ma perché vuole averne il monopolio come per il sale e i tabacchi.”
Fonte: Centro Studi Psicologia e Letteratura
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Matrimonio tra cattolici: "Siamo favorevoli"
Ci pare un'ingiustizia e un errore cercare di impedirlo. Il cattolicesimo non è una malattia. I cattolici, nonostante a molti non piacciono o possano sembrare strani,sono persone normali e devono possedere gli stessi diritti della maggioranza,come fossero-per esempio-gli informatici o gli omosessuali.
Siamo coscienti che molti comportamenti e aspetti del carattere delle persone cattoliche - come la loro attitudine a patologizzare il sesso - possono sembrarci strani.
Sappiamo che inoltre a volte potrebbero emergere questioni di salute pubblica, come il loro pericoloso e deliberato rifiuto dei preservativi.
Sappiamo anche che molti dei loro costumi,come l'esibizione pubblica di immagini di torturati,può dare fastidio a molti.
Però questo,oltre che essere più un'immagine mediatica che una realtà, non è una buona ragione per impedire l'esercizio del matrimonio.
Alcuni potrebbero argomentare che un matrimonio tra cattolici non è un vero matrimonio,perché per loro si tratta di un rito e di un precetto religioso assunto davanti a Dio,anziché di una unione tra due persone.
Inoltre,dato che i figli nati fuori dal matrimonio sono pesantemente condannati dalla Chiesa,qualcuno potrebbe considerare che permettere ai cattolici di sposarsi incrementerà il numero di matrimoni per via di "quello che la gente mormora" o per la semplice ricerca di sesso (proibito dalla loro religione fuori dal matrimonio),andando così ad aumentare i casi di violenza familiare e famiglie problematiche.
D'altra parte bisogna ricordare che questo non riguarda solo le famiglie cattoliche e che - dato che non possiamo metterci nella testa degli altri-non possiamo giudicare le loro motivazioni.
Infine,dire che non si dovrebbe chiamarlo matrimonio, ma in un'altra maniera,non è che una forma,invero un pò meschina, di sviare il problema su questini semantiche,del tutto fuori luogo.
Anche se tra i cattolici un matrimonio è un matrimonio e una famiglia è una famiglia!
E con questa allusione alla famiglia,passiamo all' altro tema incandescente,che speriamo non sia troppo radicale:siamo favorevoli a che i cattolici adottino bambini.
Qualcuno si potrà scandalizzare. E' probabile che si risponda con un'affermazione del tipo: "Cattolici che adottano bambini?? I bambini potrebbero a loro volta diventare cattolici!".
A fronte di queste critiche,possiamo rispondere che è ben vero che i bambini figli di cattolici hanno molte chance di diventare a loro volta cattolici (a differenza degli omosessuali o degli informatici), ma abbiamo già detto che i cattolici sono gente come tutti gli altri.
Nonostante le opinioni di qualcuno e alcuni indizi,non ci sono tuttavia prove che dimostrino che i genitori cattolici siano meno preparati di altri a educare dei figli, né che l'ambiente religiosamente orientato di una casa cattolica abbia un'influenza negativa sul bambino.
Inoltre i tribunali per i minori esprimono pareri sulle singole situazioni, ed è precisamente il loro compito determinare l' idoneità dei possibili genitori adottivi.
In definitiva,nonostante le opinioni di alcuni settori,crediamo che bisognerebbe permettere ai cattolici di sposarsi e adottare dei bambini.
Tratto da: http://www.uaar.it/
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Giorgio Gaber "Io se fossi Dio"
sennò non vedo chi.
Io se fossi Dio
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente
non sarei mica un dilettante
sarei sempre presente.
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o meglio ancora a criticare
appunto cosa fa la gente.
Per esempio il piccolo borghese
com’è noioso
non commette mai peccati grossi
non è mai intensamente peccaminoso.
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sveda
lui pensa che l’errore piccolino
non lo conti o non lo veda.
Per questo
io se fossi Dio
preferirei il secolo passato
se fossi Dio
rimpiangerei il furore antico
dove si odiava e poi si amava
e si ammazzava il nemico.
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.
Io se fossi Dio
sarei sicuramente molto intero e molto distaccato
come dovreste essere voi.
Io se fossi Dio
non sarei mica stato a risparmiare
avrei fatto un uomo migliore.
Sì, vabbe’, lo ammetto
non mi è venuto tanto bene
ed è per questo, per predicare il giusto
che io ogni tanto mando giù qualcuno
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino.
Io se fossi Dio
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull’amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po’ meglio.
Infatti non è mica normale che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India
c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna
che viene da dire
“Ma dopo come fa a essere così carogna?”
Io se fossi Dio
non sarei ridotto come voi
e se lo fossi io certo morirei per qualcosa di importante.
Purtroppo l’occasione di morire simpaticamente
non capita sempre
e anche l’avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare e neanche tanto convinto.
Io se fossi Dio
farei quello che voglio
non sarei certo permissivo
bastonerei mio figlio
sarei severo e giusto
stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto
e se potessi
anche gli africanisti e l’Asia
e poi gli americani e i russi
bastonerei la militanza come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i volteriani, i ladri
gli stupidi e i bigotti
perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti.
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.
Finora abbiamo scherzato.
Ma va a finire che uno
prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio tira fuori
tutto quello che gli sembra giusto.
E a te ragazza
che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese è solo un po’ coglione
che quell’uomo è proprio un delinquente
un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia.
Io come Dio inventato
come Dio fittizio
prendo coraggio e sparo il mio giudizio e dico:
speriamo che a tuo padre gli sparino nel culo, cara figlia.
Così per i giornali diventa
un bravo padre di famiglia.
Io se fossi Dio maledirei davvero i giornalisti e specialmente tutti che certamente non sono brave persone e dove cogli, cogli sempre bene. Compagni giornalisti avete troppa sete e non sapete approfittare delle libertà che avete avete ancora la libertà di pensare ma quello non lo fate e in cambio pretendete la libertà di scrivere e di fotografare. Immagini geniali e interessanti di presidenti solidali e di mamme piangenti. E in questa Italia piena di sgomento come siete coraggiosi, voi che vi buttate senza tremare un momento. Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti e si direbbe proprio compiaciuti. Voi vi buttate sul disastro umano col gusto della lacrima in primo piano. Sì, vabbe’, lo ammetto la scomparsa dei fogli e della stampa sarebbe forse una follia ma io se fossi Dio di fronte a tanta deficienza non avrei certo la superstizione della democrazia.
Ma io non sono ancora
del regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente
nel regno dei cieli non vorrei ministri
né gente di partito tra le palle
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco
che poi è un gioco di forza ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo
e tutti quelli che fanno questo gioco
c’hanno certe facce che a vederle fanno schifo
che sian untuosi democristiani
o grigi compagni del Pci.
Son nati proprio brutti
o perlomeno tutti finiscono così.
Io se fossi Dio
dall’alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare Platone
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione.
È un uomo a tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo
che scivola sulle parole
anche quando non sembra o non lo vuole.
Compagno radicale
la parola compagno non so chi te l’ha data
ma in fondo ti sta bene
tanto ormai è squalificata
compagno radicale
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po’ a casaccio
dall’altra si riempiono le galere
di gente che non c’entra un cazzo.
Compagno radicale
tu occupati pure di diritti civili
e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov’è che i cani devono pisciare.
Compagni socialisti
ma sì, anche voi insinuanti, astuti e tondi
compagni socialisti
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro
coi vostri uomini aggiornati
nuovi di fuori e vecchi di dentro
compagni socialisti, fatevi avanti
che questo è l’anno del garofano rosso e dei soli nascenti
fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità
ringraziate la dilagante imbecillità.
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio
non avrei proprio più pazienza
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il Giudizio universale.
Voi mi direte: perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale?
Perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti
i giovani drogati e per le bombe.
Perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia.
Io come Dio, non è che non ne ho voglia
io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili
ma come uomo come sono e fui
ho parlato di noi, comuni mortali
quegli altri non li capisco
mi spavento, non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere
di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento
cioè solo l’immagine del grande smarrimento.
Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto
allora non avrei paura affatto
così potrei gridare, e griderei senza ritegno
che è una porcheria
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia.
Ecco la differenza che c’è tra noi e gli innominabili:
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento
di fronte al terrorismo o a chi si uccide c’è solo lo sgomento.
Ma io se fossi Dio
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politicanti sarei severo come all’inizio
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora
gli fa rabbia chi spara
gli fa anche rabbia il fatto che un politico qualunque
se gli ha sparato un brigatista
diventa l’unico statista.
Io se fossi Dio
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio
c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia cristiana
è il responsabile maggiore
di vent’anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio
un Dio incosciente, enormemente saggio
c’avrei anche il coraggio di andare dritto in galera
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era.
Ma in fondo tutto questo è stupido
perché logicamente
io se fossi Dio
la Terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi
in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio
non mi interesserei di odio e di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l’unica vendetta
è l’unico perdono.
E allora
va a finire che se fossi Dio
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io.
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Il guerriero.
Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri.
È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.
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La Natura del Buddha
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Barattolo di maionese
Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf.
Dopo, chiede agli studenti se il barattolo è pieno.
Gli studenti sono d'accordo e dicono di sì.
Così il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazzi vuoti tra le palle da golf.
Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di sì.
Poi il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno.
Questa volta gli studenti rispondono con un sì unanime.
Il professore, velocemente, aggiunge due tazze di caffé al contenuto del barattolo ed effettivamente, riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia.
Gli studenti si mettono a ridere in questa occasione.
Quando la risata finisce il professore dice: "Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita.
Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l'amore; le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restasse solo quello, le nostre vite sarebbero ancora piene.
Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc.
La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf.
La stessa cosa succede con la vita.
Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti.
Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito.
Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per riparare la chiavetta dell'acqua.
Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano.
Stabilisci le tue priorità, il resto è solo sabbia."
Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenta il caffé.
Il professore sorride e dice: "Sono contento che tu mi faccia questa domanda. E' solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la tua vita, c'è sempre posto per un paio di tazze di caffé con una persona cara".
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